acqua

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ritorno in me… sento una parete fredda in contatto con la mia schiena, le gambe avvertono, invece, calore… calore a tratti diffuso, a tratti localizzato… non c’è silenzio, sento dei suoni… il primo è di acqua, corrente, di pioggia… il secondo è meno naturale, altrettanto melodioso ma sostanzialmente diverso… è musica.
apro gli occhi, l’ambiente in cui mi trovo è scuro, buio, anzi… non proprio… c’è un alone luminoso di fronte a me, non definito, lo intravedo… non bene… è dietro un vetro, ma… questo vetro non è asciutto… su di esso ci sono gocce d’acqua, tante… ora vedo anche l’acqua che scende dall’alto e ricade come pioggia battente… ricade in parte sul vetro ed in parte su di me… mi vedo… sono nudo… il mio corpo giace fermo lì e l’acqua lo bagna trasmettendogli parte del suo calore… il mio sguardo torna sul vetro… le gocce d’acqua arrivano… si fermano… cadono… scendono… arrivano… si fermano… cadono… scendono… arrivano… si fermano… cadono… scendono… e tutto succede simultaneamente in ogni sua parte, come se avesse vita… come se stesse respirando… sudando… come se volesse comunicarmi qualcosa e non ha altra maniera per farlo… anzi… c’è dell’altro… la luce fioca non proviene solo dall’alone di cui ho parlato… ce n’è dell’altra… viene da dietro di me… non posso girarmi… sono immobile… mi concentro su questa luce… non è ferma, si muove… ed il suo movimento è piuttosto irregolare… è fuoco… forse una candela, posta lì, da qualche parte per dare ulteriormente vita al vetro di fronte a me… sono ancora incantato… il rumore dell’acqua corrente è continuo nella sua irregolarità e causalità… lo ascolto… finché la mia attenzione volge alla musica… sono suoni vaghi, indefiniti… ma anche armonici e melodiosi… la conosco… sono composizioni di Cliff Martinez e questa musica è quella di Solaris… il film del vuoto, dell’ignoto, dei sogni, dei sogni mescolati con la realtà… dell’amore ritrovato nell’oscurità… è lì che voglio tornare… così richiudo gli occhi e passo…

velocità della luce

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quando comprai Approaching Lightspeed dei Wolfsheim non mi accorsi subito della magia del suo titolo… lightspeed… velocità della luce… “approaching” invece indica “avvicinarsi”, “approssimarsi”… come si può immaginare la sola idea di approssimarsi alla velocità della luce? e soprattutto in quale circostanza? è proprio questo il punto… non sul nostro pianeta, non sulla Terra… e così chiudo gli occhi e sono nello spazio, all’interno di un veicolo spaziale… indosso una tuta mai vista prima, è quasi aderente la mio corpo ma non mi dà fastidio, anzi… posso muovermi come voglio, è elastica… salto e giro su me stesso, una bella sensazione, sembra quasi accarezzare il mio corpo mentre mi muovo, la sensazione è piacevole… mi fermo, che sta succedendo? non c’è molta luce intorno a me, c’è silenzio… si può ascoltare distintamente un “bip” proveniente da lì in fondo… il suono è periodico… arriva alla scadenza di ogni secondo… è piacevole, sembra quasi morbido alle mie orecchie… dove sono esattamente? cammino, vado più avanti e man mano che cammino luci, led, colori si aprono sempre più in maniera definita alla mia vista. il “bip” diventa leggermente più forte e mi accorgo che non sono solo… sento voci… il vociare non è però continuo, è bensì intervallato da profondi silenzi… non capico ancora cosa dicono… mi avvicino… distinguo ora alcune parole… “direzione”… “pronti”… “propulsore”… “vuoto”… continuo a camminare e… ciò che è di fronte a me… ciò che è stato sempre di fronte a me… non è una parete… non è una parete nera… è un’enorme schermo di… vetro? ora che son più vicino le posso scorgere meglio… stelle… son lì, ferme, puntini luminosi di diversa intensità… e sono lì di fronte a me… non sopra di me come ero abituato e vedere di notte fuori città, in campagna o su una spiaggia di mare… le stelle… di fronte a me… continuo ad avvicinarmi e li vedo meglio… sono altre persone con una tuta molto simile alla mia, con simboli un po’ diversi da quelli sulla mia tuta… uno di loro si muove da una postazione all’altra… è il più anziano… è il capitano… l’atmosfera che regna nella sala di comando dell’astronave è di assoluta tranquillità… non deve essere la prima volta che queste persone si trovano qui… uno di loro dice che il check dei propulsori è andato a buon fine e siamo pronti per la fase di accelerazione… il capitano si ferma, ripete a tutti che siamo pronti ed indica ad un altro membro della squadra di avvertire tutto l’equipaggio di portarsi entro 10 minuti nella posizione di sicurezza… ricorda che la fase di accelerazione durerà circa un quarto d’ora e durante questo lasso di tempo nessuno deve assolutamente trovarsi lontano da una postazione di sicurezza, altrimenti la sua incolumità fisica è in serio pericolo… tutti fanno cenno di sì… sono disorientato… il capitano mi vede e mi indica di sedermi… la poltrona è proprio dietro di me… mi siedo… inizia a cadere il silenzio in sala… anche il capitano è ora seduto sulla sua poltrona… tutti lo sono… i dieci minuti son passati: siamo pronti… il capitano fa cenno di avviare i propulsori e ricorda a tutti di indossare la maschera dell’ossigeno… sento la poltrona stringersi su di me… una cintura blocca il mio corpo, che ora è lì saldo… la maschera è sulla mia sinistra… la prendo… la indosso… mi ci vogliono alcuni secondi per riabituarmi a respirare… i propulsori si sono intanto riscaldati… sento la spalliera spingere violentemente sulla mia schiena… il vero viaggio sta per iniziare… tra un quarto d’ora si viaggerà… alla velocità della luce…

goyura y va

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here it comes… again… in my brain… home… it’s not so easy to pretend it isn’t there… somewhere… somehow… sometimes… i still remember it… well… just some spots… never enough… after many years i can see it now, dai bo, the black planet. i really can’t imagine now a place where everything is black or white or both. can it really exist something like that? it doesn’t make sense… but it is! or maybe it’s only how i got it at that time, with no human eyes… it doesn’t make sense… is it real or am i dreaming? dai bo, the black planet… goyura y va

la piramide

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aria, acqua, salto nel fiume… non sono solo. la corrente mi spinge con sé e non sono solo… occhi neri, ali da angelo sono con me e non sono solo… anche nel cielo, luce di luna, bagliori di stelle son sempre con me e non sono solo… ecco i miei amori, passati e futuri, forse anche tu e non sono solo… questa è la porta, del paradiso, si apre per noi, per tutti noi, non abbiate paura e non dubitate… oltre la punta della piramide è il paradiso…

Déjà vu

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…l’albero è di nuovo qui e nell’aria la stessa voce… strano… voglio comporre…

At the end…

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… there’s the beginning

albero di natale

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il tavolo del mio soggiorno ripulito dopo cenone di fine anno. sopra di esso una cartella con materiale dei miei corsi, alcuni appunti del progetto, il telecomando dello stereo ed il notebook. di fronte a me le luci bianche e rosse dell’albero di natale continuano ad illuminarsi alternativamente. nell’aria il rumore dell’aria calda in uscita dallo split ed i suoni surreali di Kid A dei Radiohead: l’atmosfera è ottima per lavorare…

melodie svedesi

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ascolto e riascolto Anna Ternheim, artista svedese, e mi perdo tra la sua voce e le melodie delle sue canzoni…

assopita

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Ascolto quel vecchio CD dei Delta V. Non so da quanto non lo ascoltavo… anni… Non mi aspettavo ci avessi messo dentro delle emozioni… e lei mi torna in mente… assopita… dimenticata… nascosta in qualche angolo poco illuminato della mia memoria. Mai saprò come sarebbe stato… colpa della mia ingenuità o del destino… non lo so… ora è lontana ed irraggiungibile… è anche ora che lasci questo CD…

petrol

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sto ascoltando i Petrol su MySpace. sono un gruppo di Torino e li ho scoperti venerdì scorso al Castello Svevo, suonavano dopo i CFF e il Nomade Venerabile. sono veramente bravi, un bel rock italiano.